65 ebrei salvati dalla deportazione e dall'Olocausto da un solo uomo, il Rettore del Pontificio Seminario Lombardo
Sono circa 480 gli italiani a cui è stato riconosciuta dallo Stato di Israele la medaglia di Giusti tra le Nazioni. Si tratta di persone che senza alcun vantaggio materiale hanno rischiato la vita pur di salvare gli ebrei dalla furia persecutoria dei nazisti. Tra questi c’è anche monsignor Francesco Bertoglio, che da solo ha salvato dalla deportazione e dall’Olocausto almeno 65 ebrei.
Il 23 maggio 2011, a Magenta, presso la Casa Giacobbe, il Consigliere per gli Affari Pubblici e Politici dell’Ambasciata d’Israele, Livia Link, ha consegnato la medaglia e l’attestato di «Giusti fra le Nazioni» alla memoria di monsignor Bertoglio. Medaglia e attestato sono stati consegnati a don Antonio Oldani, parroco di Cerro Maggiore e pronipote di Monsignor Bertoglio, alla presenza del Presidente del Consiglio Provinciale di Milano e del Sindaco di Magenta. Erano presenti anche Angelo Perugia, uno degli ebrei salvati, e Aldo Astrologo, figlio di Giovanni, un altro dei salvati.
A raccontare l’eroismo sconosciuto di Monsignor Bertoglio è stato Lionello Tagliaferri nel libro «Il Papa lo vuole…» (Piacenza, Berti, 2011), conducendo un’indagine sui diari di monsignor Bertoglio e sui documenti conservati nell’Archivio del Pontificio Seminario Lombardo.
Sett. 1943
I primi ospiti. Monsignor Bertoglio cominciò a nascondere gli ebrei nel Seminario già nel settembre del 1943. La prima ad essere accolta fu la famiglia Mieli. Anche il conte Giuseppe Dalla Torre, direttore de L’Osservatore Romano, inviò da monsignor Bertoglio un giovane ebreo in cerca d’asilo: Giovanni Astrologo, che si presentò con il padre e quattro zii.
L’allora Rettore del Pontificio Seminario Lombardo seguì le direttive di Pio XII per salvare tutti i perseguitati: ebrei, renitenti alla leva, ex soldati e ufficiali, antinazisti. Monsignor Bertoglio conosceva bene le disposizioni del Pontefice anche perché era molto amico di monsignor Giovanni Battista Montini, di cui era stato compagno di studi nello stesso Seminario. Montini, allora Sostituto della Segreteria di Stato, coordinava le attività di assistenza ai perseguitati nascosti nei conventi, nelle parrocchie e negli istituti scolastici ecclesiastici.
Tra novembre e dicembre del 1943 gli ospiti erano diventati 110, superando il limite della capienza. Il Rettore, per sicurezza, cominciò a spostare le persone in altri istituti religiosi.
21 Dic 1943
L’irruzione nazista. Nella notte del 21 dicembre 1943 gli scherani della banda Koch fecero irruzione nell’edificio del Pontificio Seminario Lombardo, alla ricerca degli ebrei e dei militari italiani nascosti dopo il 16 ottobre. Giovanni Astrologo riuscì a salvarsi solo perché monsignor Bertoglio si frappose fisicamente fra lui e i soldati armati, dandogli il tempo di fuggire.
«Le suore diedero a me, a mio cognato e a mio cugino un vestito da prete e un Vangelo. E pensare che io ero magrissimo e la tonaca mi stava enorme. Avevo le pantofole ai piedi, eppure, presi dalla disperazione, siamo passati davanti ai tedeschi che pattugliavano piazza Santa Maria Maggiore e abbiamo preso di corsa un tram che passava davanti. Istanti che sogno ancora adesso, la notte.»
— Angelo Perugia, uno degli ebrei salvati da Mons. Bertoglio
L’opera di protezione, muovendo i rifugiati in conventi differenti, divenne ancora più urgente subito dopo l’irruzione nazista. Monsignor Bertoglio li salvò tutti, ad eccezione di Enrico Ravenna, catturato e ucciso ad Auschwitz l’8 agosto 1944.