Alunni che hanno dato la vita per la fede
Tra i sacerdoti che hanno frequentato il Pontificio Seminario Lombardo vi sono uomini che la Chiesa ha riconosciuto come santi, beati o martiri. La loro testimonianza attraversa il Novecento — il secolo dei totalitarismi — e custodisce il senso più profondo della formazione sacerdotale: non semplicemente studiare a Roma, ma diventare pastori pronti a dare la vita per il proprio gregge.
Il primo di questi testimoni presentato qui è il Beato Miroslav Bulešić, sacerdote istriano, alunno del PSL e martire del comunismo yugoslavo nel 1947, beatificato a Pola il 28 settembre 2013 alla presenza degli alunni del Seminario Lombardo con il rettore don Tullio Citrini.
Beato · Sacerdote e martire
Miroslav Bulešić
Čabrunići, 13 maggio 1920 · Lanišće, 24 agosto 1947 · Beatificato a Pola, 28 settembre 2013
Nato in Istria, seminarista a Capodistria e Gorizia, alunno del Pontificio Seminario Lombardo e studente alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. Ordinato sacerdote l’11 aprile 1943. Ucciso a 27 anni da militanti comunisti mentre accompagnava la celebrazione di una cresima nella parrocchia di Lanišće, nell’Istria settentrionale. Le sue ultime parole: «Gesù, accogli la mia anima».
Cari fedeli,
1. Festa della pace
La beatificazione, oggi, di Don Miroslav Bulešić, sacerdote e martire, è la festa della pace sulla guerra, della fraternità sulla divisione, del perdono sull’odio, della carità divina sulla malvagità umana. È un messaggio positivo, evangelico, profondamente divino, che muove i nostri cuori a fare solo il bene. Don Miroslav ha praticato alla lettera la parola di Gesù:
«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati.»
Gv 15,12
Don Miroslav considerava tutti «amici» e nessuno «nemico». La sua è una testimonianza di carità: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13).
La beatificazione odierna è un segno della grazia divina alla Chiesa universale e aggiunge nuovo splendore alla meravigliosa testimonianza della fede in Cristo Gesù. Il Beato Bulešić è un autentico eroe della Chiesa in Croazia, che negli anni Quaranta subì una virulenta persecuzione. Gli storici dicono che nelle vostre diocesi furono barbaramente trucidati ben 434 sacerdoti, e altri 24 morirono per le torture subite nelle carceri. Furono uccisi 73 seminaristi, 22 fratelli laici e 30 suore.
2. Il martirio
Le circostanze dell’uccisione di don Miroslav Bulešić risultano particolarmente odiose. Il martirio avvenne il 24 agosto 1947, a Lanišće, nell’Istria settentrionale. Quella domenica era prevista la cresima in parrocchia. Si decise di anticipare di un’ora la celebrazione. Nonostante la paura e alcuni incidenti fuori della chiesa, la cresima fu amministrata regolarmente e i bambini tornarono a casa con i loro parenti.
Poco dopo i seguaci del regime comunista irruppero e misero a ferro e fuoco i locali, bestemmiando e distruggendo tutto. I facinorosi si sfogarono contro don Miro, bastonandolo selvaggiamente. Il giovane sacerdote insanguinato e sfigurato ripeté più volte l’invocazione: «Gesù, accogli la mia anima». Alla fine lo schiacciarono sul pavimento e il carnefice estrasse un coltello e colpì ripetutamente don Bulešić al collo. Al processo fu assolto.
3. Il servo del Signore
Questo barbaro spettacolo somiglia al martirio del Servo del Signore profetizzato da Isaia:
«Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca, era come un agnello condotto al macello. Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per la colpa del mio popolo fu percosso a morte.»
Is 53,7-8
Come Gesù di fronte ai suoi carnefici, anche don Miroslav riuscì a sussurrare solo parole di perdono: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34). I sacerdoti e i fedeli riconobbero fin dall’inizio in don Bulešić un martire della fede. Per il nunzio apostolico a Belgrado, con il martirio di don Miroslav la Chiesa non aveva perso, ma vinto.
4. Chi era don Miro
Don Miro era consapevole della propria missione nei confronti dei fedeli. Oltre alla celebrazione della messa e alla predicazione, si dedicava con entusiasmo alla catechesi dei bambini, all’educazione dei giovani, alla formazione degli adulti. Don Miro denunciava con coraggio gli episodi di intolleranza religiosa. Quando lo minacciavano, rispondeva:
«Se mi uccidono, mi uccideranno per la fede e per Dio!»
— Beato Miroslav Bulešić
Questo è il ritratto che Papa Francesco traccia nella sua Lettera Apostolica, chiamando il Beato «sacerdote e martire, pastore diligente, educatore solerte dei giovani e intrepido testimone del primato del Vangelo».
5. Preparato al martirio
La santità non si improvvisa. La Provvidenza prepara per tempo i testimoni del Vangelo al sacrificio supremo. Consapevole che era in pericolo di vita, don Miro ripeteva spesso:
«Signore, ti dono completamente la mia vita per il mio gregge. Con la Tua grazia e se Tu me ne renderai degno, non temo il martirio, ma lo desidero.»
— Beato Miroslav Bulešić, preghiera del 22 marzo 1944
Nel suo testamento spirituale del 23 aprile 1945 confessava: «Non mi sono mai congedato dal povero lasciandolo a mani vuote. Posso dire di aver salvato la vita a più di cento persone. Ho insegnato ai bambini la dottrina cristiana. Vi posso dire in coscienza che ho fatto del bene a tutti, del male a nessuno.» E concludeva: «La mia vendetta è il perdono.»
6. Amore ai poveri
«Da me può venire chiunque senza alcun riguardo. Il povero non abbia paura di varcare la mia soglia. Finché io ho qualche cosa l’avrà anche lui. Ho sempre amato i poveri, li amo e li amerò.»
— Beato Miroslav Bulešić
Un altro aspetto edificante era la devozione al Papa. Don Miro, che a Roma aveva più volte incontrato con commozione Papa Pio XII, teneva viva nei fedeli la comunione con la Santa Sede: «Il Papa è uguale con tutti, anzi s’interessa di più per quei popoli che sono più lontani dalla Chiesa, perché anch’essi vi si associno.»
7. Il messaggio
Don Miro ci invita ad essere forti, coraggiosi e perseveranti nella fede. Come dice Papa Francesco nella Lumen fidei: «La fede ci insegna a vedere che in ogni uomo c’è una benedizione per me, che la luce del volto di Dio mi illumina attraverso il volto del fratello.»
Ai confratelli sacerdoti il Beato lancia la profezia della carità come anima del sacro ministero: essere testimoni della carità senza fine del Cuore di Gesù, accogliendo tutti con amore, rispetto, misericordia. La beatificazione è un evento di pace, di fraternità, di amicizia, secondo la parola di Gesù:
«Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.»
Gv 15,17
NOTA BIOGRAFICA
- Miroslav Bulešić nacque il 13 maggio 1920, terzo di cinque figli, nel villaggio di Čabrunići, diocesi di Poreč-Pula. Entrato a undici anni nel Seminario Interdiocesano di Capodistria, continuò la sua formazione a Gorizia e poi a Roma, presso la Pontificia Università Gregoriana. Ordinato sacerdote l’11 aprile 1943, esercitò il suo ministero in diverse parrocchie. Nel febbraio del 1947 si trasferì nel Seminario di Pazin come vicerettore e professore. Il 24 agosto 1947, mentre accompagnava Mons. Jakob Ukmar per l’amministrazione della cresima nella parrocchia di Lanišće, fu ucciso da sicari comunisti. Mons. Ukmar rimase gravemente ferito.