Uno scrigno d’arte contemporanea
La cappella voluta da Paolo VI
La nuova sede del Pontificio Seminario Lombardo è essa stessa un importante esempio di arte contemporanea. Nella bella piazza di Santa Maria Maggiore, sulla cima dell’Esquilino, Attilio Spaccarelli e Fabrizio Bruno disegnano un’architettura moderna, funzionale e, ad un occhio attento, caratterizzata da una grande attenzione nei riguardi del contesto urbano.1 La struttura, con i suoi cinque piani fuori terra, occupa uno spazio importante della piazza, su cui rivolge due lati. Nel colore delle facciate e nella ripetizione delle piccole finestre sui piani superiori, senza soluzione di continuità, i due architetti citano gli altri palazzi, precedenti di alcuni secoli, assieme ai quali costituisce le quinte dello spazio attorno alla facciata della Basilica Mariana.
Inaugurazione cappella Paolo VI
È al piano secondo della nostra struttura che si concentrano le opere d’arte contemporanea: lì l’8 dicembre 1966 Paolo VI inaugurò la Cappella. Fu principalmente ed originariamente sua l’idea di una nuova sede per il Seminario Lombardo, suo l’impegno affinché fosse realizzato, dapprima come Arcivescovo di Milano e poi nei primi anni del suo pontificato. Immaginiamo suo pure l’interesse e la cura per le opere d’arte che, da quel dicembre 1966, impreziosiscono la cappella. Attento alla modernità e mecenate d’arte contemporanea chiamò grandi artisti a dare forma, colore e spazio alla preghiera. Molti di loro avevano anni prima realizzato loro opere per la Cappella privata del Santo Papa all’interno del Palazzo Apostolico. L’arte nuova è ricerca nuova del mondo dello spirito. Ma in questo sforzo, in questa ricerca, originale e fuori di ogni convenzione, può ritrovarsi un omaggio degno a colui che ha tutta consacrata la vita fra noi per spingerci a cercare il mondo dello spirito, il quasi smarrito mondo dello spirito. Ricerca è preghiera, preghiera è ricerca. Un’arte che prega.
Croce Astile
Lello Scorzelli è forse l’artista più celebre al lavoro per la cappella del Lombardo: è suo l’iconico pastorale che realizzò per Paolo VI, che ha segnato il tempo del post-concilio. Qui disegna la croce astile al lato della mensa: con la posizione delle braccia e delle gambe del Cristo cita il pastorale montiniano
«il patibulum […] da dove il corpo del Cristo con la testa reclinata s’immette ruinando ad angolo acuto. Disegna nello spazio un arabesco drammatico dalle braccia tese fino allo spasimo, giù giù, alle ginocchia ricurve con i piedi inchiodati alla croce».
— Scorzelli, sulla sua ferula papale.
Crocifisso a grappoli
In basso, sulla base della croce astile, tralci e grappoli d’uva. Sui grappoli d’uva maturi Scorzelli adagia delle foglie di vite appassite: il contrasto con quelle poco sopra, verdi e turgide, richiama il suo naturalismo ed espressionismo manifestato sommamente dalla figura del Cristo.
L’Altare: le ali degli Evangelisti
Alle ali bronzee dei quattro evangelisti Scorzelli affida il compito di reggere la pesante lastra quadrata in granito rosso che costituisce la mensa, il versetto latino da Gv 17,23 ne fascia il lato frontale.
La Cattedra: Pietro e Paolo
Sul versetto di 1Gv 5,11, scolpito nel marmo, poggia la sede. A sostenere le braccia del presidente, Scorzelli pone a destra il bassorilievo della vocazione di Pietro e a sinistra quello della conversione di Paolo, fissando nel bronzo i due apostoli romani.
I Pavoni
Due pavoni, simbolo della vita eterna sin dalle prime pitture cristiane nelle catacombe, si abbeverano agli zampilli d’acqua, opera di Lello Scorzelli. Sull’apice di questa bronzea fonte poggia un piano semicircolare che presta la sua superficie come appoggio per il servizio alla mensa.
La Via Crucis di Enrico Manfrini
Sui laterizi della parete destra della Cappella corrono quattordici bassorilievi che compongono la Via Crucis. Questi bronzi sono opera di Enrico Manfrini, nei quali esprime tutta la forza e lo spirito delle figure con un tratto quasi pittorico, con rilievi e chiaroscuri che rendono un particolare movimento e vigore, come nel bassorilievo con la caduta di Gesù. Dentro l’anima dell’artista, anzi l’anima contemporanea, di cui egli, sciente o no, si fa interprete e specchio sensibile. Diciamo di più: anche in codesta anima, quella dell’uomo spontaneamente religioso (perché religiosi siamo tutti, metafisicamente, in qualche misura), si dispiega talora qualche voce estremamente originale, alcune volte con virgineo candore, altre volte con straordinario vigore.4
Il Portale bronzeo di Mario Rudelli
Gli elementi del cosmo fanno da cornice alla scena della Cena in Emmaus che nel suo bronzo custodisce l’Eucarestia. È opera del contemporaneo Sandro Leonardi.
L’Acquasantiera: la piscina di Siloe
Mario Rudelli firma le sculture bronzee per la porta lignea d’ingresso alla Cappella: due angeli in preghiera, uno per battente. Chiude la composizione, in alto, la figura dell’Agnus Dei.
Il Tabernacolo di Sandro Leonardi
Varcata la porta d’ingresso, sulla destra è fissata alla parete l’acquasantiera in marmo con sopra una scultura bronzea in cui Rudelli raffigura la scena del Signore con ai piedi il paralitico, presso la piscina di Siloe.
Santi Ambrogio e Carlo
Le immagini dei Santi patroni Ambrogio e Carlo, in altorilievo all’ingresso del Seminario e a tutto tondo per l’altare della Cappella, sono opera di Enrico Manfrini.
Il grande Mosaico della Trasfigurazione
Trasfigurazione, su disegno di Luigi Filocamo. Non distrae, quest’arte. Fa meditare, fa pregare. La mistica si è rivelata dietro le sue forme e la trasfigurazione, sommo principio della vita soprannaturale e del culto liturgico, è stato il suo principio artistico di sovrana ispirazione. La rigidezza esteriore delle forme e la freddezza delle scene non è quindi altro che la sospensione immobile della contemplazione, dell’estasi: perché un mondo ulteriore si riveli occorre questo estremo raccoglimento.
I mosaici dell’Annunciazione e della Visitazione
Il mosaico con la scena dell’Annunciazione e quello dell’incontro tra Maria ed Elisabetta, opera di Silvio Consadori, chiudono il fondo della navata.
Le vetrate di Trento Longaretti
Una folta e affascinante teoria di scene evangeliche, in vetro istoriato, fascia l’aula liturgica per l’intero fianco sinistro. Trento Longaretti cuce con il piombo i vetri colorati, animati dal racconto che intesse con il suo disegno: dalla nascita alla resurrezione di Gesù Cristo sino al dono dello Spirito. L’artista è il veicolo, è il tramite, è l’interprete, è il ponte fra il nostro mondo religioso e spirituale e la società e l’esperienza degli altri e le anime con cui veniamo a colloquio. …] È la sua magia, è la sua missione. Perciò, l’artista è mediatore fra noi che abbiamo il tesoro della parola divina, dell’ineffabile, e il nostro tempo il nostro popolo, il mondo umano, a cui dobbiamo parlare un discorso divino.
Il busto di Paolo VI
Nella hall d’ingresso il busto in bronzo di Paolo VI, opera di Enrico Manfrini.